Buon Giorno a tutti.
Poco fa facevo una piccola riflessione e un bilancio del nostro circolo della pesca subacquea.
Chi segue il blog legge e vede volentieri delle belle foto con delle meravigliose prede catturate dal sottoscritto, da Ferruccio e da qualche socio. Purtroppo ci sono spesso e sempre solo foto di alcuni soci che vanno in mare durante l'inverno e con zero gradi catturando pesci in quantità, questi amici mi inviano foto e filmati che pubblico sempre volentieri. Non me ne vogliano gli altri soci. Per me il circolo è al centro della mia esistenza, per il circolo non dormo, mi distraggo (volentieri) dal lavoro e faccio molti sacrifici di varia natura. Il circolo è formato da Tutti i soci, nuovi e vecchi, con tessera di affiliazione rinnovata o scaduta, per me sono tutti amici e allievi, conto sempre su loro e loro possono contare sempre su me. Invito tutti, quando e se vanno in mare a inviarmi le foto delle loro catture, le posterò molto volentieri.
Sandro.
Il club Sub Apnea Latina Nasce nel 1995 dall'unione di appassionati di questa meravigliosa disciplina,interrompe la sua attivita' in seguito ad una fusione con un altro circolo pontino dal quale si distacca a gennaio 2010.Oggi e' una associazione composta da SOLI apneisti appassionati di pesca subacquea. I Corsi di pesca in apnea,le uscite in mare e la vita sociale sono il fiore all'occhiello di questa societa' sportiva che partecipa attivamente a tutti i campionati di pesca subacquea.
venerdì 13 febbraio 2015
Un'altra bella preda per il nostro socio e allievo Victor!
2 anni fa abbiamo conosciuto Victor il quale ci chiedeva di insegnargli alcune tecniche di pesca subacquea. E' stato nella scuola del C.S. Apnea Latina per 6 mesi durante i quali ha appreso tutte le tecniche conosciute e non, e vista la regolarità con la quale cattura prede, credo abbia imparato bene!
Bravo Vic!
Sandro e Ferruccio.
giovedì 12 febbraio 2015
Partitella di hokey ( màddechè!) sub...
Una sera durante la quale non erano presenti tutti gli allievi, ci siamo dilettati in un alleamento "speciale"
le squadre: Sandro, Daniele, Erika contro: Marco,Ferruccio e, senza pinne,il mitico Fabrizio...
martedì 10 febbraio 2015
IL C.S.APNEA LATINA NELLA PISCINA PIU PROFONDA DEL MONDO...
A queste suggestive foto seguiranno bellissimi video. I nostri soci e istruttori Ferruccio Arcieli, Max Tavernari e Simone Innocenzi, accompagnati da molti allievi tra i quali ha spiccato per la sua estrema versatilità e attitudine alla profondità il nostro Gennaro Bianchi con le sue 8
discese a 41 metri con e senza ausilio di pinne. Bellissima avventura ed esperienza del gruppo composto da una ventina di elementi...
In foto 1 Ferruccio durante una delle sue discese e in foto 2 sul fondo della piscina appunto a 40 metri.
Chiedo scusa ai deboli di stomaco ma "Prevenire è meglio che curare"
Sicuramente non è un tentativo di suicidio o un colpo partito dal fucile di un compagno. Il malcapitato sicuramente stava scendendo con un fucile lungo e lo teneva per la punta o arretrato con la punta al di sotto del mento. Ricordate amici e allievi, quanto vi ho insegnato in merito alle armi...
sabato 7 febbraio 2015
Dal Libro "Il mio mare" da pag 52 a pag 55
Tu che conosci il mare portami via
con te/dove la gente veste solo dei suoi colori/tu che conosci il mare, portami via con te dove la notte
è chiara e il cielo è più vicino/tu che conosci il mare e le stelle come guida/prendi
quel timone e insegnami la via… (Nomadi)
Quando arrivo al mare, avverto immediatamente il profumo di
liquerizia selvatica, al quale si mescola quello di pino marittimo che si fa più intenso
in primavera grazie ai suoi germogli. Le
alghe, il salmastro, i gigli di mare… profumi che hanno un’anima. Un colore lo
guardi e ti delizia, invece un profumo lo senti e al profumo associ il colore
che ti piace, anche a occhi chiusi. Meraviglia delle meraviglie che sa percepire
solo chi ha la sensibilità adatta.
Sono
passati tanti anni e il mare è stato per me una scuola, mi ha sostenuto nei
momenti difficili di vita, anche economicamente. Da ragazzo, all’età di 14
anni, dopo la scuola dell’obbligo, i
miei decisero che sarei diventato un meccanico di automobili e cominciai a
lavorare da subito. A quella età non si sa mai esattamente cosa fare da grande
e io, seppur appassionato di qualunque cosa si potesse fare con le mani e la
creatività, non ne ero completamente convinto, ma è chiaro che ai miei ciò non
interessava molto. Iniziai nell’officina
meccanica che poi sarebbe divenuta
quella di famiglia e avevo come superiori: il datore di lavoro, mio fratello apprendista
e uno stronzo che aveva evidentemente subìto angherie da qualche suo precedente
superiore e la voleva far pagare a me,
sottoposto. Fu per me un periodaccio del quale conservo solo brutti ricordi,
tanto brutti che smisi di fare quel mestiere per fare l’apprendista
parrucchiere (mestiere anche quello non deciso da me). Lo stipendio allora per
un apprendista, era trentacinquemila lire
al mese, che corrispondono agli odierni diciassette euro, che davo in casa e a me non rimaneva mai
nulla se non le mance che le generose clienti lasciavano. Avevo la passione per la chitarra,
una moto da mantenere e tanti capelli,
ciò che in effetti mancava erano i soldi, quindi, grazie al mio sport, pescavo
e vendevo le mie prede.
L’estate non c’erano grossi problemi: ora pesci, ora cozze o
vongole, tutto senza muta. Così guadagnavo
qualche lira per campare dignitosamente, riuscendo a offrire anche un gelato alla
fidanzatina di turno. Per quello che riguardava l’inverno la musica era
diversa, provai anche a progettare una muta fatta con camere d’aria ma fu un
fiasco totale.
La mia prima attrezzatura fu una muta Technisub
da 3 millimetri con cerniera sternale. Scoprii dopo averla acquistata che era
buona solo per l’estate, senza protezioni né cappuccio per la testa, tanto meno
guanti e calzari. L’amico che me la vendette assicurò che andava benissimo per
l’inverno. Oggi non è più mio amico, ovviamente. Dato che comunque il pesce
avrei dovuto pescarlo e venderlo sempre, tutto l’anno, ci provai comunque. Era dicembre
e arrivai in moto a Foce Verde, località mia preferita per la caccia subacquea.
Mi spogliai velocemente e infilai con
qualche difficoltà, ma tanto orgoglio, la muta pagata a rate trentacinquemila
lire che negli anni Settanta erano una cifra considerevole. In quel periodo, branchi
di spigole giganti e grosse orate affollavano il mare. Entrai in acqua,
tremando ma speranzoso che la cosa migliorasse: dopo cinque minuti purtroppo ero
blu dal freddo. Provai lo stesso a pescare ma il fucile non rimaneva in linea
di mira, sparavo e sbagliavo continuamente i bersagli, seppur di grossa mole.
Il tremore da ipotermia era violento, mi
sconquassava dentro. Rientrai a terra con un polpo gigante al quale avevo
sparato più volte a causa del tremore. Mi rivestii velocemente e non senza difficoltà,
le mie mani avevano perso completamente la sensibilità. indossai il casco e andai a vendere la
preziosa preda, mi sentivo però strano e debole, a casa capii perché: avevo una
febbre da cavallo con una
forte sinusite. Solo dopo dosi massicce
di antibiotici e decine di aereosol il
malanno passò.
Una volta guarito, come al solito, mi misi alla ricerca di
una soluzione al grosso problema che avevo. Pensa e ripensa, risolsi così: la
priorità l’aveva innanzitutto la testa
che era la parte più importante da proteggere, pensai quindi di infilare due
cuffie da piscina una sopra l’altra, questo, mi dissi, avrebbe garantito un
minimo di calore. Sotto la muta da tre millimetri decisi di indossare una maglia di lana e dei mutandoni, di quelli
che si usavano allora nell’esercito,
erano di color carne e lunghi sino alla caviglia. Ai piedi infilai due paia di
calzettoni di lana, sempre di provenienza militare, acquistati insieme alla
maglia e ai mutandoni al mercato
americano, per pochi spiccioli. Alle mani misi guanti di gomma da cucina, rubati
a mia madre, erano però di colore rosa e la mia dignità mi impediva di
indossarli e cosi li rivoltai al contrario, dalla parte interna che era di
colore bianco. Mi ero, con questa strategia, assicurato una quarantina di minuti
di autonomia e di calore che mi avrebbero protetto dal gelo invernale. Pescavo in quei quaranta
gelidi minuti di immersione, tanti pesci e li vendevo ai ristoranti o ai vicini
di casa. Racimolai così una bella cifra che mi permise l’acquisto di una muta Bechaut
da 5 millimetri (anche questa a rate), dura come il cuoio ma “da apnea” cioè senza cerniera. Era nera, zigrinata all’esterno con delle strisce di
tessuto giallo che tenevano insieme i vari pezzi, malamente incollati e
foderata internamente. Con un colpo di fortuna rimediai anche pinne, maschera e
boccaglio professionali: non avrei avuto
più freddo e le cose sarebbero andate molto meglio.
martedì 3 febbraio 2015
A sostegno di quanto ho spiegato ieri sera in piscina...
Questo breve tutorial è stato realizzato per il canto ma spiega in sintesi la lezione di ieri sera... Mi raccomando, fate gli esercizi che abbiamo provato. Giovedì andremo oltre...
Iscriviti a:
Post (Atom)




