Il club Sub Apnea Latina Nasce nel 1995 dall'unione di appassionati di questa meravigliosa disciplina,interrompe la sua attivita' in seguito ad una fusione con un altro circolo pontino dal quale si distacca a gennaio 2010.Oggi e' una associazione composta da SOLI apneisti appassionati di pesca subacquea. I Corsi di pesca in apnea,le uscite in mare e la vita sociale sono il fiore all'occhiello di questa societa' sportiva che partecipa attivamente a tutti i campionati di pesca subacquea.
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mercoledì 11 aprile 2012
IL PESCE SERRA
È una specie cosmopolita in acque tropicali e subtropicali. È comune nei mari d'Italia e nel resto del mar Mediterraneo e nel mar Nero; nell'Oceano Atlantico orientale lo si trova a nord fino al Portogallo. La sua abbondanza varia di anno in anno, in alcuni periodi è comunissimo per poi sparire per interi anni. È un migratore, in inverno si sposta in acque più calde.È un tipico pesce pelagico, d'estate si avvicina alle coste ed, essendo eurialino, penetra nelle foci dei fiumi per cacciare i cefali di cui è ghiotto.
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domenica 23 gennaio 2011
L'ultima dis - Avventura di Albino in Marocco...
« Senor, a que hora tienes el avion? » mi dice Azman –il barcaiolo del momento- mostrandomi nel palmo della mano sinistra un mucchietto di ruggine e ferro sbriciolato ed indicando con l’altra mano il vano batteria del gommone. Uno dei morsetti è stato disintegrato dalla salsedine!
Siamo nel bel mezzo della laguna, ho appena portato in barca un bel carangide, sono le 13:00, è l’ultimo giorno della vacanza, l’aereo parte alle 20:30, la spiaggetta dell’hotel dista una quindicina di miglia.
A bordo non un giravite, un pezzo di fil di ferro, nastro adesivo, niente.
L’unico arnese disponibile è una pinza multifunzione che scovo nella mia sacca. Buona per tenere il cavo solidale sul polo della batteria.
Considerato l’andazzo dei giorni trascorsi che ci hanno visto soccombere impotenti alla Legge di Murphy, decido quindi a malincuore di abortire l’unica pescata in un viaggio avventura che ha dell’incredibile:
• aereo perso alla partenza da Roma;
• attese interminabili negli aeroporti;
• sosta forzata di 2 notti in transito a Casablanca;
• sacca fucili prima confiscata dalle autorità doganali marocchine, poi smarrita in transito;
• la piccola Benedetta con febbrone subito dopo l’arrivo a Dakhla.
E per non farci mancare niente: a riva acqua fresca e limpida, ma a largo acqua fredda e torbida. Anzi no, torbidissima!
E ancora vento, vento, tanto vento…
Prima della partenza avevo contattato Mohammed Ali (che col senno di poi un nome del genere gli andrebbe tolto d’ufficio), che a dire del direttore dell’hotel è l’ESPERTO di pesca.
“Acqua sempre chiara qui da noi, e mare calmo…”, mi diceva al telefono.
Bene, allora giochiamo pesante: fucile lungo.
Nei preparativi per il viaggio contatto Sebastien, un francese istruttore di Kite-surf, apparentemente l’unico pescasub della zona.
E’ tutto un altro film:“l’acqua qui è torbida, ma se il vento cala, si schiarisce abbastanza da prendere belle bestie…”.
Pazienza: un lungo ed un corto.
Finalmente siamo a Dakhla, sbattutelli, ma felici.
Finalmente arriva anche la sacca con i fucili.
Finalmente Benedetta inizia a migliorare.
Finalmente Arianna si rilassa.
Finalmente esco in gommone.
La zona di pesca dunque è una enorme laguna profonda circa 40 chilometri e larga una decina.
Il braccio di terra che separa la laguna dall’oceano ci mette al riparo dalla potente onda oceanica.
Azman, pescatore professionista che conosce la laguna palmo a palmo, parla un ottimo spagnolo e non è difficile fargli capire cosa cerco: secche, rimonte, roccia…pesci belli grossi.
Decidiamo di tentare subito sul punto migliore della laguna.
Arrivati sul posto guardo sotto bordo e non ho parole: caffelatte!
Azman tiene l’ancora fuori bordo e la parte immersa s-p-a-r-i-s-c-e alla vista.
Dice che “sotto di noi ci sono 5-6 metri di fondo”,
che “certe volte l’acqua qui è chiara”,
che “con il vento proveniente da lì l’acqua si intorbidisce”,
che “magari possiamo provare da altre parti, ma sempre acqua torbida…”
Aveva ragione il francese.
Che facciamo, che non facciamo. Basta, mi vesto.
Oleopneumatico da 85 (che era il fucile corto) e mi tuffo col fucile in avanti.
Scendendo avverto lo scricchiolio tipico dei fondali rocciosi, l’asta batte sul fondo. Capolinea.
Ci saranno 5 metri di fondo, non dico buio, ma quasi. Non è piacevole.
Schizzo su a prendere aria e ci riprovo.
Dopo qualche discesa mi abituo all’ambiente.
Tutto intorno SENTO frustate continue. Allora non sono solo!
Per vedere la punta del fucile, il calcio lo tengo quasi in cintura.
Branchi di pesciolini mi guizzano davanti la maschera, spaventati da chissà cosa.
Ogni tanto qualche ombra si materializza in un tenue controluce.
Sparo due volte, col pollice! Porto in barca due snapper da un paio di chili, fulminati a mezzo metro dalla maschera.
Passa lenta, sopra un’ombra grande. Allungo il braccio, allineo nella ipotetica direzione di nuoto del pesce e sparo. L’asta scende sul fondo. Doveva essere veramente un bel pesce.
Che pesce? Boh!
Comunque questo non è pescare. Si torna a casa, in albergo. A cena ci gustiamo il pescato.
Sconsolato per l’accaduto, la pesca viene momentaneamente messa da parte e ci dedichiamo alla scoperta dei dintorni, che offrono panorami mozzafiato.
Nel frattempo chiarisco il fenomeno dell’acqua torbida, dovuto certamente in parte alla intensità e direzione del vento, ma anche al fenomeno della marea, che in quei giorni era ovviamente di massima ampiezza (Murphy…).
Di uscire dalla laguna ed andare a pescare in oceano poi non se ne parla proprio.
Servono permessi speciali: burocrazia, militari, per carità!
Decidiamo quindi di anticipare il rientro in Italia di un paio di giorni.
Intanto il vento cala.
Domani si parte, ma resta il tempo per fare un secondo tentativo
Azman è pronto ad accompagnarmi di nuovo. Appuntamento per le 8 del mattino seguente.
Ci accompagnerà Gegè –il simpatico francese che lavora come guida per i turisti dell’hotel- appassionato di surf-casting.
Sono le 8:00. Io, Azman e Gegè tutti puntuali sulla spiaggetta. Peccato che il gommone è in secco e quindi si attende l’arrivo della marea. Inganniamo il tempo pianificando la battuta.
Azman propone di andare sottocosta a cercare aragoste nel bassofondo. Gli faccio notare che ho portato con me solo il fucile lungo. Si và sui sommi. Il vento degli ultimi due giorni è sceso. Se il francese aveva veramente ragione, forse oggi qualche pesce grosso lo vediamo.
In navigazione incontriamo un “pescatore di frodo”.
Arriviamo sul punto. Zero vento. Vediamo scendere l’ancora nei primi metri.
Si capisce meglio la conformazione del fondo: massoni e lastroni accatastati col sommo a 4 metri, un primo gradino a 7-8 metri, poi un altro salto che termina a 10-12 metri sul fango.
In acqua sardine dappertutto.
Ogni discesa è una sorpresa.
Saraghi, snapper, marmore, cefali, piccoli carangidi, pesci mai visti che fanno carosello.
Ogni tuffo un pesce. Sparo a mitraglia, quasi a vendicarmi per tutte le avversità subite.
Poi un branco di corpulente ombrine che arrivano sempre sopra la mia spalla sinistra mi rammentano che posso sicuramente alzare l’asticella.
Una massiccia cernia che scoda e sparisce nel verde, e poi di continuo scodate e frustate.
I pesci grossi ci sono.
Un occhio piantato su un testone si materializza dal torbido, finalmente.
Bersaglio facile.
Preso bene.

Parte a razzo e perdo il contatto visivo. Tira che è una goduria.
Qualche minuto di combattimento e il pesce è domato.
Eh si, oggi faccio un macello!!!
Raggiungo il gommone e….
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mercoledì 15 dicembre 2010
E'inverno e sono lontano dal gommone, fa freddo e mi "scappa" che fare, anzi DOVE farla??

Ciao A tutti. Anni fa, ero nel negozio di articoli subacquei del buon Giorgio Michele quando arriva un rappreseNtante di prodotti per la pesca subacquea, il quale porta con se una innovativa invenzione: un profilattico da applicare dove immaginate voi,con inserito un piccolo tubicino da collegare tramite un forellino all'esterno della muta.L'espressione di "Ele" (giorgio michele)Fu inequivocabile e la sua risposta fu: "..E'inverno... il mare è spesso mosso con acquA sporca e non si vede un pesce! Levami l'unicA soddisfazione che è quella di cercare un poco di torpore dalla pipì nella muta e io in inverno,smetto di pescare!!" Ora al di là della battuta, i "più" sanno che la pipì nella muta, spesso è sì un beneficio ma che è destiNato poi a diventare un problemino, infatti la muta, si definisce "umida" proprio perchè assimila un poco di acqua di mare che a contatto con la pelle si scalda per effetto dell'evaporazione del nostro corpo,essa forma un sottile ma efficacie strato "caldo" tra il mare e la nostra pelle appunto.La pipì come dicevamo, riempie la muta,è calda (almeNo 36 gradi) ma è destiNata a raffreddarsi velocemente dandoci la netta sensazione di un peggioramento della situazione climatica del nostro corpo a causa dell'altalenare dei gradi.Poi ci sono altri fattori; l'urina è portatrice di batteri che sulla pelle non creano grossi problemi(a parte lo spiacevole olezzo) ma se essa si sposta verso l'alto e si insinua nella giacca della muta,può arrivare all'orecchio e creare infezioni e micosi difficili da debellare insomma fatela dove volete voi,ma occhio!
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mercoledì 14 luglio 2010
Pesce Serra preso per ..ERRORE!!

Questo bell'esemplare di Pesce Serra (o spigola francese)e' stato catturato dal nostro Albino (Socio e consigliere del nostro circolo della pesca) su una secca con il sommo a -20 metri, era il tramonto e la bestia si trovava in caccia unitamente a un grosso branco di ricciole di taglia, Albino mentre planava in caduta lo ha scambiato per un esemplare di ricciola piu' grande delle compagne e lo ha "fulminato" con un tiro preciso che non lascia scampo,la reazione e' stata praticamenpte nulla cosi come il recupero.Stupore nello scoprire che non era una ricciola, la taglia e' infatti fuori dal comune. Armi usate: Arbalète 110 cm. con doppio elastico,doti di apnea e..sangue freddo!
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